Don't dream your life... live your dreams!

giovedì 15 febbraio 2018

Recensione: Cime tempestose - Emily Bronte

Buon giovedì! Oggi splende un bellissimo sole ed è incoraggiante perchè, dopo tanto grigiore e umidità, mi fa sperare nell'arrivo veloce della primavera! Dopo l'influenza ho bisogno di energia e mi aggrappo pure al sole per averne un po'. Nel frattempo vi parlo del libro che ho terminato qualche giorno fa, nei giorni duri di malattia, e vi dico cosa ne penso di questo classico della letteratura inglese.

Sinossi:  Un romanzo in cui domina la violenza sugli uomini, sugli animali, sulle cose, scandito da scatti di crudeltà sia fisica sia, soprattutto, morale. Un romanzo brutale e rozzo - sono gli aggettivi utilizzati dalla critica dell'epoca - che scuoteva gli animi per la sua potenza e la sua tetraggine e che narra il consumarsi di un'inesorabile (sino a un certo punto) vendetta portata avanti con fredda meticolosità dal disumano Heathcliff. 'Cime tempestose' è un romanzo selvaggio, originale, possente, si leggeva in una recensione della 'North American Review', apparsa nel dicembre del 1848, e se la riuscita di un romanzo dovesse essere misurata unicamente sulla sua capacità evocativa, allora "Wuthering Heights" può essere considerata una delle migliori opere mai scritte in inglese. Tomasi di Lampedusa esprimeva il suo entusiastico e ammirato giudizio su Cime tempestose: 'Un romanzo come non ne sono mai stati scritti prima, come non saranno mai più scritti dopo. Lo si è voluto paragonare a Re Lear. Ma, veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche. Si tratta di una fosca vicenda di odi, di sadismo e di represse passioni, narrate con uno stile teso e corrusco spirante, fra i tragici fatti, una selvaggia purezza."

Recensione: Cime tempestose è un libro che da anni staziona nella mia libreria, un classico che, insieme ad altri, aspetta il momento buono per essere letto.  Finalmente il suo momento è arrivato e, insieme alla mia febbrona da influenza, anche Cime tempestose ha lasciato il segno nel mio animo. Inutile dire che la fama di questo libro lo precede, anche chi non l'ha  letto conosce più o meno la trama e la storia d'amore di Catherine e Heathcliff. Quello che magari non si può sapere, se non leggendo il libro, è lo sgomento profondo che provoca la storia dei protagonisti: le vicende delle famiglie Earnshaw e  Linton  che si intrecciano in maniera così tragica e la loro vita carica di sofferenze destinate a rendere infelici le esistenze di tutti i familiari. Catherine e Heathcliff crescono insieme, lei è la figlia del proprietario di Wuthering Heights e lui l'orfano a cui la famiglia Earnshaw offre accoglienza. I due bambini trascorrono l'infanzia insieme e crescendo condividono un sentimento nuovo, intenso e violento come l'amore. Ma Catherine, viziata e ribelle, sceglie di sposare il giovane Linton spezzando il cuore di Heathcliff che sparisce per anni. Quando torna scatena la sua vendetta e si circonda di cattiveria e atrocità. fino alla morte di Catherine che lo sconvolge tanto da portarlo alla distruzione. Cime tempestose è un libro che tutti i romanticoni come me, prima o poi, devono leggere... è decisamente un manifesto che descrive magistralmente il lato "oscuro" del verbo amare. La gelosia, il possesso, la rabbia, la vendetta sono tutte sfaccettature di cui l'amore si colora in questo libro. Emily Bronte descrive, con un linguaggio forte e intenso, una storia d'amore che diventa tragedia, un sentimento tradito per convenienza che si trasforma in sofferenze indicibili per i familiari di Catherine e Heathcliff, una sofferenza anche per me finire questo libro comunque. Il libro è un capolavoro, decisamente, ma io ho faticato a leggere  tutte le malvagità e cattiverie perpetrate a nome e per conto dell'amore e spero che non sia perchè mi sto rammollendo ma magari perchè ero febbricitante.  Un libro da ricordare, un  classico che descrive l'amore nel suo senso più distruttivo e tragico, una vicenda che rimane impressa per il colore tetro del sentimento che genera: mai felice, mai soddisfatto e mai condiviso se non nel momento della morte! 


mercoledì 14 febbraio 2018

Recensione: Agatha Raisin Amore, bugie e liquori - M.C. Beaton

Buongiorno! Il mio inverno si sta concludendo con una decisa dose di antipiretici... nella mia famiglia l'influenza dilaga proprio nell'ultima settimana di carnevale. Vabbè, confidiamo nel fatto che tutto passa e armiamoci di pazienza. Per tutto il resto ci sono i miei adorati libri. Stavolta vi parlo di libro che ha come protagonista Agatha Raisin e che fa parte di una serie composta da un bel numero di titoli!

Sinossi: Agatha Raisin è una cinquantenne dal carattere difficile. Ottenuto successo e denaro con un’agenzia di PR, decide di mollare tutto, Londra compresa, e trasferirsi a Carsely, fiabesco villaggio dei Cotswolds. Lì, per la prima volta, capisce di essere sola: un matrimonio breve e disastroso alle spalle, un’infanzia misera e difficile l’hanno resa sospettosa verso gli altri, tanto poco incline ai rapporti umani quanto desiderosa di averne. E proprio per essere accettata, Agatha si trova invischiata nella sua prima avventura. Da lì in poi, un po’ per caso un po’ per scelta – tutto sommato in pensione si annoia – Agatha sarà coinvolta in un considerevole numero di casi. Negli oltre venti libri che a oggi costituiscono la serie, Agatha appare un’eroina non convenzionale: quasi interamente priva di capacità introspettive, così piena di difetti da risultare talvolta seccante, tra i pochi ancora a mangiare male e a bere e fumare peggio, Agatha alla fine conquista. 

Recensione: Agatha Raisin è una detective con un passato da PR. Ha un ex marito che le gira sempre intorno e lei spera, romanticamente, in un ritorno di fiamma. In questo capitolo lui le propone un viaggio che lei sogna in chissà che delizia di luogo invece lui la accompagna in uno sconosciuto paesetto di mare, proprio in riva al mare. James, infatti, lo ricorda come un bel posticino dove ha trascorso bei momenti della sua infanzia ma si capisce fin da  subito che non è il posto giusto  per la vacanza ideale e decidono di andare via. Purtroppo accade che viene uccisa una signora e che "l'arma" del delitto porta direttamente ad Agatha...  da qui inizia l'avventura! Come una novella Poirot (Agatha... omonimia casuale?) la Raisin cerca di trovare l'assassino perchè, in verità, l'unico collegamento che ha con la vittima sono un paio di insulti scambiati durante una cena e nulla di più. Poi si innescano una serie di situazioni che ingarbugliano ancora meglio i fatti e lei è ancora più curiosa e motivata a risolvere e ad indagare per trovare il colpevole. Le mie impressioni su questo libro si sono cristallizzate bene solo alla fine: leggerlo è stata una sorpresa perchè l'ho scelto su consiglio di compagne di challenge e devo dire che ne è valsa la pena. All'inizio ci ho messo un pochino ad individuare bene protagonisti e altri personaggi della serie ma tutto poi si è rivelato comprensibile anche se sono partita dalla sua diciassettesima avventura. Dico subito che questa Agatha, per quanto sia fumantina, precisa e testarda, non compete assolutamente con la capacità investigativa che distingue l'Agatha scrittrice e le sue avventure non danno lo stesso brivido dei gialli della Christie. Agatha Raisin è una persona con una vita sociale molto confusa, rivuole l'ex ma poi non lo vuole più. Cerca la compagnia di amici ma non devono "disturbarla" tanto, sul lavoro è pignola e, almeno lì, le cose sembrano funzionare senza troppi intoppi. Risolvere questo caso la aiuta a distrarsi dagli affanni di cuore cui si ritrova a pensare e i suoi colleghi sono sempre disposti ad aiutarla  Questo libro ha tutte le caratteristiche di un giallo scritto per divertire... la punta di humor alleggerisce ogni tanto la ricerca del colpevole. La descrizione dei paesaggi è così precisa che, chiudendo gli occhi, sembra di esserci nella campagna inglese oppure nel paesello di mare ed è comunque una piacevole lettura nonostante la trama sia un pochino prevedibile. Insomma, incontrare Agatha Raisin è un momento di lettura che ti lascia la sensazione bella delle cose "di famiglia", la sua agenzia, l'ex, gli amici che ruotano intorno a lei... tutto descrive un quadro simpatico un pochino anomalo visto che stiamo leggendo un giallo. A questo punto, credo che leggerò anche qualche altro titolo della serie!

giovedì 8 febbraio 2018

Recensione: La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone

Buon giovedì a tutti! E' appena iniziato febbraio e, in famiglia, stiamo combattendo contro l'influenza che ha messo al tappeto due figlie e il marito... brutto periodo davvero! Nonostante i virus, comunque, la mia isola felice è avere sempre un libro a portata di mano. Questa è la terapia che preferisco!
Oggi vi parlo del terzo libro di Lorenzo Marone che, finalmente, sono riuscita a leggere:

Sinossi: Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli. È uno di quei figli cresciuti un po’ qua e un po’ là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre. Sulla soglia dei quarant’anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l’appuntamento con la sua vita. E deciderà di affrontare una per una le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ami, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza...

Recensione: Dopo aver amato Cesare e Luce, i protagonisti dei precedenti lavori di Marone  di cui vi parlo qui, ero veramente curiosa di conoscere pure Erri Gargiulo. L'autore racconta le vicende di Erri quarantenne insoddisfatto che pensa di poter vivere tranquillo,  sua moglie però gli confessa un tradimento e la relazione con un altro uomo. Lui ci rimane malissimo ma riconosce che il loro rapporto è diventato solo un mezzo per ottenere il figlio tanto desiderato da Matilde, non c'è più il sentimento a legarli. A Erri non rimane altro che dare una svolta decisiva alla sua vita, cambiando lavoro e abitazione e tentare di riprendere a vivere decidendo "da solo". Il libro è il racconto, alternando episodi e ricordi attuali e passati della sua storia, dove Erri presenta le sue fragilità, i suoi dubbi e la sua incapacità di fare quello che veramente desidera. A modo suo ce lo spiega presentandoci la sua famiglia allargata, molto allargata, dove la figura predominante è la madre con aspirazioni politiche e molto poco materna nei confronti del piccolo Erri, lui cerca infatti da sempre, l'approvazione, l'accettazione, il riconoscimento come persona che vale. la sua famiglia è varia e variopinta, per Erri sballottato da un genitore all'altro dopo la separazione, vengono meno i punti fermi che raddrizzano il carattere di un bimbo prima e di un adulto poi anche se, fortunatamente, il suo patrigno è uomo degno di stima perchè lo aiuta nei momenti più critici come solo un vero padre potrebbe fare.  Adoro i libri di Marone e questo libro mi conferma la sua capacità di analizzare bene i rapporti tra le persone, siano esse familiari o meno e di spiegarne le ripercussioni quando gli affetti non seguono il giusto canale. Il racconto che fa delle famiglie Gargiulo e Ferrara, comprese le storie dei vari fratelli/sorelle acquisiti e naturali sono il reale specchio di quello che accade in ogni famiglia: invidie, amicizie, affetti, ripicche, rivalse. Si trova un po' di tutto nel libro e si prova quasi tenerezza per Erri che con tanta ironia, riesce a spiegare a noi lettori, il suo percorso liberatorio - cambiare per non morire! - che lo slega da tutte le apparenze. Mi piace quello che l'autore sembra voler sottolineare con questo libro... quello che diventiamo da grandi è legato a doppio filo a quello che eravamo da piccoli! L'importanza di un'infanzia serena, con adulti che aiutino i bimbi a tirare fuori tutte le risorse di cui dispongono è, molto spesso, ciò che fa la differenza tra un adulto attivo e uno che subisce gli eventi. Erri riconosce la sua condizione passiva e cerca il modo per ribaltare tutto. Anche lui ha buoni motivi per unirsi a Cesare e Luce e far parte dei personaggi letterari che adoro!

lunedì 29 gennaio 2018

Recensione: Pulvis et Umbra - Antonio Manzini

Altro libro, altro post per recensirlo! Stavolta ritrovo Rocco Schiavone, il ruvido vicequestore che esce dalla penna di Manzini.

Sinossi: In "Pulvis et umbra" due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L'indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. 
E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l'agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po' di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. 
Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. 
La polvere che lascia ogni tradimento.

Recensione: Ultimo capitolo, speriamo per ora, della storia e delle vicende del vicequestore più antipatico della storia editoriale... Schiavone! Ma quanto mi ci sono affezionata io però, quanto mi diverte leggere le sue battute e le sue risposte così poco diplomatiche. E' un personaggio molto controverso, combattuto tra la lotta al crimine che è il suo lavoro e il suo passato poco limpido che spesso torna a chiedergli conto. Stavolta un crimine commesso ad Aosta sul quale Rocco deve indagare si dirama e si collega ad un altro caso nei dintorni di Roma che lo coinvolge direttamente. Lui si preoccupa evidentemente di venire a capo dei reati ma, i suoi amici e soprattutto quello che è stato il suo passato, ritornano per far riaffiorare fantasmi. Il ricordo di sua moglie Marisa è ancora vivido, lui le conferma il suo amore cercando un dialogo su quanto gli sta accadendo e a volte ottiene risposte. In questo Rocco dimostra il suo lato tenero, quello affettuoso vero, che nel libro Pulvis et umbra lo lega anche ad un ragazzino, suo vicino di casa, sempre da solo e bisognoso di una guida adulta. In questo Rocco mi è molto piaciuto, lascia da parte il caratteraccio e si dedica ad un altro essere umano cercando di aiutarlo a risolvere i suoi "problemini" scolastici.  Questi problemi non riguardano addizioni o moltiplicazioni ma piuttosto episodi di bullismo e incapacità di reagire di fronte alle cattiverie cui lo sottopongono. Manzini non si smentisce e, con Rocco, riesce a scrivere storie complesse, enigmatiche e piene di colpi di scena inaspettati. Nonostante il numero di romanzi dedicati a Schiavone, il susseguirsi delle sue vicende non stanca, rimane preciso e incuriosisce fino all'ultima riga chi legge. Aspettando un altro libro che racconti altri pezzi di vita e di ricordi del vicequestore Schiavone, spero tanto che Manzini lo mantenga sempre con tutte queste caratteristiche e che, piano piano, lo risollevi dal cupo ricordo del suo passato e dal pesante fardello che la vita da poliziotto contro la vita fatta in gioventù e le sue conseguenze, gli presenta ad ogni piè sospinto. Forza Rocco!

domenica 28 gennaio 2018

Recensione: Arabesque di Alessia Gazzola

Buona domenica! Le mie letture procedono spedite e questo mi rende molto soddisfatta soprattutto perché, passo dopo passo, raggiungo traguardi a me cari. Questa volta sono qui per scrivere dell'ultimo libro di Alessia Gazzola: Arabesque.

Sinossi: È un mistero in punta di piedi quello che deve affrontare stavolta l’eroina di Alessia Gazzola Alice Allevi. La protagonista dei libri medical thriller la vediamo stavolta impegnata in Arabesque, un caso da risolvere che vede al centro del mirino una ex ballerina, ora proprietaria di una scuola di danza. Per Alice stavolta è diverso perché gli anni che ha trascorso all’interno dell’Istituto di Medicina Legale come specializzanda sono finiti e ora è a pieno titolo pronta a intraprendere la carriera da libera professionista. La vita del medico legale Allevi continua però ad essere una gran confusione e dopo la fine della storia con il suo grande amore giramondo, Claudio Conforti continua a rimanere lì, ad essere il suo punto di riferimento scientifico e a stuzzicarla ogni volta che ne ha l’occasione. Ma cosa davvero provi per lui, Alice non l’ha ancora capito davvero. Ecco però arrivare il suo primo incarico di consulenza per il magistrato e Allevi deve proprio risolvere il caso di morte dell’ex étoile quarantacinquenne della Scala. La donna è morta all’interno della sua scuola di danza e apparentemente per cause naturali, ma la verità non è mai quella che sembra e Alice, in Arabesque, capisce subito che c’è qualcosa che non quadra nella dinamica della morte e inizia allora a scavare nella vita dell’ex ballerina, scoprendo i tragici retroscena di un mondo spietato e durissimo come quello della danza.

Recensione: Aspettavo con curiosità il nuovo capitolo della storia di Alice Allevi, ho letto tutti i precedenti e, ormai, è diventata quasi di famiglia! La storia stavolta vede Alice diventare "grande", una libera professionista specialista in medicina legale. E comincia la sua nuova carriera con un caso particolare: una ex etoile della Scala, trovata morta nel suo giardino. Allevi svolge sempre il suo lavoro con scrupolosa dedizione ma non si ferma mai alla semplice superficie... Alice indaga, anche a fondo, per mettere la vicenda sotto la luce giusta per risolvere il caso. Tutto questo, stavolta, la mette nella scomoda situazione di dover discutere un lavoro svolto da Claudio Conforti anni prima. Lei è molto brava anche quando le cose sono complicate e riesce a scovare tracce utili dove altri hanno visto solo l'ovvio; alla fine la scivolosa questione viene risolta ma la vita privata di Alice invece non è altrettanto risolvibile. Lei continua, anche dopo la fine della sua duratura storia con Arthur, a sognare il principe azzurro e il vissero felici e contenti. Invece sembra che nulla di tutto ciò si intraveda nel suo destino, anzi, Claudio si diverte a complicarle la vita con i suoi comportamenti ambigui e fraintendibili. Leggere i libri della Gazzola, per me, è una ventata di allegria assoluta. E' vero che sono pur sempre dei gialli e che le vicende principali sono dei casi di cronaca tragici ma la verve di Alice e dei suoi amici e familiari condisce tutto così bene  che qualche sorriso scappa sempre. Poi, e questo è un deciso complimento che mi sento di rivolgere ad Alessia, nonostante sia il settimo libro di una serie, la storia non cede nel ritmo e nella trama, leggerlo rimane divertente come agli inizi soltanto che adesso Alice è grande e cerca di essere giudiziosa e precisa ma questo non aggiusta il suo essere naturalmente effervescente! Anche gli altri personaggi sono ben regolati dalla giusta vivacità e intraprendenza, leggere questo libro e anche i precedenti, diventa così coinvolgente che si entra nei loro pensieri e,  quasi, si può anticiparli. Diventa necessario continuare a leggere per arrivare alla soluzione,  per capire come va a finire  e per supportare Alice nella ricerca della felicità, magari insieme a Claudio! I libri di Alessia Gazzola sono sempre una buona lettura, per me, e l'autrice è senza dubbio nella mia lista delle scrittrici preferite.

mercoledì 10 gennaio 2018

Recensione: L'assassinio di Florence Nightingale Shore di Jessica Fellowes

Buonasera a tutti. Stasera vorrei scrivere qualcosa in merito all'ultimo libro letto... L'assassinio di Florence Nightingale Shore di Jessica Fellowes. Una piacevolissima sorpresa...

Sinossi: Il 12 gennaio 1920 l'infermiera Florence Nightingale Shore ore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente. Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence Nightingale Shore si accomoda nell'ultimo vagone, dove attende che il treno si metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello, È l'ultima volta che qualcuno la vedrà viva. Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannion salta giù da un treno in corsa per sfuggire all'opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolano sempre dal naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dell'Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford. Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento. Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l'aiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell'infermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton. Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di gialli ambientati nell'Inghilterra degli anni venti e trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford

Recensione: La lettura di questo libro ci porta a fare un salto temporale direttamente nel 1920 e a ritrovarci nelle uggiose giornate inglesi, a sorseggiare thè e a osservare da vicino la vita di due ragazze, molto diverse per ceto sociale ma uguali per vivacità e arguzia. Partendo da un reale fatto di cronaca dell'epoca, l'omicidio di Florence Nightingale Shore, la Fellowes scrive una storia realmente appassionante, ricca di colpi di scena e di ritmo che non consente mai di dare le cose per scontate . Ogni volta che si azzarda una previsione sul colpevole arriva il colpo d'effetto... l'autrice riesce a tenere alta la tensione per tutto il libro. Louisa e Nancy sono le protagoniste principali, due ragazze quasi coetanee che si conoscono e uniscono le loro intuizioni per risolvere un delitto appena successo e di cui sentono molto parlare. La vittima eccellente ha una normalissima vita e spera solo di andare in pensione, chi mai può avere un motivo per farle del male? Solo le due giovani e un agente della polizia ferroviaria si danno da fare per trovare il colpevole, usano i mezzi che hanno a disposizione e le loro conoscenze per ricostruire il movente di un omicidio simile e riescono, anche mettendo a rischio il loro lavoro, a risolverlo brillantemente. In fondo Louisa si sente molto coinvolta dalla storia dell'infermiera Nightingale, è sul treno nello stesso momento del delitto mentre sta cercando di scappare dalle angherie dello zio. Nancy ha uno spirito investigativo e curioso, non può farsi sfuggire l'occasione per mettere a frutto le sue capacità! L'agente Guy Sullivan, scartato per motivi fisici al servizio militre, ottiene il suo riscatto sociale agli occhi della famiglia e della società. Così pure Louisa che, finalmente, trova il suo posto nel mondo lavorando per i Mitford e superando un passato fatto di piccoli furti e sopprusi che lo zio la costringe a subire. Nella realtà l'omicidio dell'infermeira Nightingale non è mai stato risolto ma, in questo libro, si legge una storia così verosimile, così precisa nel racconto dei fatti e così delicata nel tratteggio dei protagonisti che è un piacere leggerlo.
Le atmosfere e la storia hanno avuto il pregio di avermi fatto letteralmente "divorare" il libro, troppa la curiosità di arrivare a scoprire il colpevole dop che ogni mia supposizione viene regolarmente capovolta!

Recensione: Viaggiare in giallo di Aa. Vv.

Eccoci ad iniziare l'anno nuovo con tante belle letture. Oggi vi parlo del libro, edito da Sellerio e scritto da una squadra di autori molto conosciuti, ognuno di questi autori offre un suo racconto che ha un tema comune con tutti gli altri ... il viaggio!
Sia esso un viaggio fatto per andare in vacanza o per lavoro, il tema rimane come filo conduttore in questi divertenti episodi.

Sinossi: «Senza movente, senza indiziati, senza una logica apparente». Questo commento dell’ispettrice Petra Delicado, nel racconto di Alicia Giménez-Bartlett, potrebbe funzionare da presentazione generale di questa antologia.
Il delitto di viaggio è un classico della letteratura poliziesca, che ha sempre sfidato l’inventiva degli scrittori. Senza un luogo stabile e ripetute abitudini, fuori da strade e case conosciute, lontano da vicini invadenti, l’investigatore deve sfoderare tutta la sua astratta capacità razionale e la più pura intuizione per trovare il filo della matassa.
Però, la novità è che oggi viaggiano tutti, il viaggio è di massa e quotidiano, non ci sono solo Orient Express e giri alle Piramidi in cui annidare degli eleganti misteri. Gli enigmi dell’indagine sono complicati, movimentati, resi anche più ironici, dall’estrema varietà capricciosa delle nostre offerte turistiche. E questa raccolta ne copre le più diverse tipologie.
Ci sono crociere a prezzo stracciato, come quella in cui sono implicati i vecchietti del BarLume di Marco Malvaldi. Pullman di studenti pendolari in cui ritrovare cadaveri a pezzi, com’è il caso raccontato da Alicia Giménez-Bartlett. Gite in una Brianza sorprendentemente appartata, dove si avventurano i detective per caso di Alessandro Robecchi. Per seguire l’ultimo mistero della Casa di Ringhiera, Francesco Recami destina il piccolo Enrico al più avventuroso dei viaggi. Gaetano Savatteri trasferisce il suo «disoccupato di successo» da San Vito Lo Capo alla Praga d’oro, dentro un intrigo internazionale post Cary Grant. L’inspiegabile rapina da camera chiusa nel Frecciarossa su cui sale il Rocco Schiavone di Antonio Manzini, forse è quello che più si avvicina al classico.
Così il viaggio, in questa nuova antologia di racconti, non è più la cornice che adorna di esotismo gli intrecci ma diventa la nuova situazione, quotidiana e caotica, in cui impegnare i detective contemporanei creati da alcune delle più originali e apprezzate penne del poliziesco.

Recensione: Il tema principale e unico che caratterizza tutti i racconti di questo libro è il viaggio. Gli autori, tutti conosciuti e, personalmente, molto apprezzati come scrittori di gialli, ci offrono delle storie particolari. I protagonisti si trovano a dover risolvere casi in un contesto diverso dal loro solito. tutto ciò che riguarda i fatti accade in viaggio oppure seguendo gli spostamenti di qualcuno. Chi viaggia sul Frecciarossa, chi va in Sardegna, chi scopre la Brianza e chi approfitta di una crociera anche per combinare goliardate! I sei autori, in circa sessanta pagine ciascuno, tranne Savatteri che dipana la sua storia in maniera più articolata, riescono a descrivere l'ambiente, collocarvi i personaggi, delineare il crimine, sconvolgere il mistero e, dopo un giro ben articolato, svelarci la soluzione.Io mi sono divertita a leggere questo libro perché molti protagonisti li ho già conosciuti in altri libri. Mi chiedo però se i "ragazzi" del BarLume, il vicequestore Rocco Schiavone (il mio preferito tra tutti), Saverio Lamanna o Petra potrebbero essere interessanti se questo libro venisse letto da chi non li conosce già... in così poche pagine ciascuno, i sei autori non possono far conoscere i protagonisti e farli amare come sono riusciti a fare negli altri singoli libri. Potrebbe però essere un buon incentivo per iniziare a conoscerli tutti leggendo le loro storie di ringhiera, o in commisariato o in questura, perchè meritano davvero.